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News

5 X Mille a favore di Cute Project Onlus

VERSA IL 5PER MILLE A FAVORE DI CUTE PROJECT ONLUS

C.F. 97778830014

 

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DEVOLVI IL 5 PER MILLE DELLE TUE IMPOSTE

A FAVORE DI CUTE PROJECT ONLUS

 Non costa nulla
 Non esclude il versamento dell’8 per mille
 E’ un modo per sostenere le attività svolte
dalla nostra Associazione

COME FUNZIONA

Sul modulo della dichiarazione dei redditi esiste uno spazio
dedicato alla scelta del 5 per mille:
metti la tua firma nello spazio “ONLUS”

 e indica il codice fiscale di CUTE PROJECT ONLUS

97778830014

 

Se non devi presentare la dichiarazione dei redditi in quanto titolare di un solo reddito da lavoro dipendente o di una pensione, puoi consegnare il modulo 5×1000 in busta chiusa presso un ufficio postale, uno sportello bancario o un intermediario abilitato alla trasmissione telematica (CAF, commercialista, ecc.).

 

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Toro is Cute

Giovedì 9 Aprile 2015 il Canavese e le valli di Lanzo si sono svegliati con questo articolo del “Risveglio” (notiziario locale).

Con l’occasione, Cute Project Onlus, ringrazia ancora una volta il Punt Masin per l’affetto ed il sostegno dimostrato; gli ingredienti fondamentali per il raggiungimento di obiettivi sempre più grandi. 

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Grazie Toro!

Martedì 31 Marzo si è tenuta, a Grosso Canavese, una cena organizzata dal Toro Club Punt Masin.

Nei mesi scorsi numerosi Toro Club, coordinati da Davide Barra, presidente di “un Capitano X 1000 Sorrisi”, hanno realizzato e venduto dei bellissimi calendari il cui ricavato, di quattromila euro è stato devoluto a Cute Project Onlus per il finanziamento di future missioni umanitarie nei Paesi in via di sviluppo.

Il team di Cute Project Onlus ringrazia tutti coloro i quali hanno partecipato alla serata sostenendoci, ed in particolare Davide e i suoi collaboratori, senza i quali non avremmo ottenuto questo grandissimo traguardo.

Insieme si può andare lontano!

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#CarloOrsiBenin su Torino Magazine

Le splendide foto di Carlo Orsi, realizzate in Benin, durante la missione “Germana Erba in Benin 2014”, continuano a far parlare di loro, questa volta su Torino Magazine.

 Durante l’esposizione alla Galleria Biasutti di Torino, moltissime sono state le foto acquistate dai sostenitori di Cute Project Onlus. Questo ci permette di pensare al futuro!

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Presentation Letter

Dear Friend

 Cute Project was started two years ago. First of all, its name…it wanted to challenge our minds in Italy playing with the meaning of the Italian word cute = skin and the English cute for nice……. Could it actually embrace the two meanings? Shall we use the English pronunciation or the Italian one?

 Since when we started our project, somehow afraid of not being able  to make it, those questions repeated over and over again have given us more strength. It meant we cared for it and besides, that name could really be our logo, which would allow the project to be easily remembered.

 Since then, we have grown rapidly. We were born inside the local non-profit organization for studies and research on burns ‘Fondazione Piemontese Studi e Ricerche sulle Ustioni Simone Teich Alasia Onlus’, thanks to Professor Gilberto Magliacani, who supported us and in 2014 we were able to become  autonomous, although we still share common goals and friendship.

 Our utopian idea  to form an association of professionals from different sectors, each of them  involved in a common project, has worked beautifully even though it still sounds unusual to think of a medical project where not only surgeons are involved but also experts in logistics, communication, research.  The real engine of ‘Cute Project Onlus’ is our team, the way we work to solve problems and open up to new ideas  which our medical world would never consider.

Our project to offer training in  reconstructive plastic surgery has already been successful in 3 humanitarian missions in Africa (Democratic Republic of the Congo in 2013, Republic of the Congo 2014, Benin 2014). We have also started, in Turin, the first pro-bono clinic of plastic surgery, the first in  Italy, as well as a project aimed at preventing burns among young people….and plenty of ideas to develop and carry on in the future.

In 2015 we have planned 2 more missions, in Benin in June and in Uganda in October.

Our project in Benin will  aim at  continuing  our training  at N’Dali Hospital, so as to set up a reference team there.

In Uganda we will cooperate with the Regional  Hospital of Fort Portal on a  reconstructive plastic surgery training project. We have been asked to provide local staff with active training as for the treatment of burns, scars and deformities.

Your help will allow us to develop  our project so as to respond to the growing  training needs  in those two countries and set up a mutual beneficial cooperation programme in the field of reconstructive plastic surgery.

Thank you in advance for your attention.

Daniele Bollero

 

President of Cute Project Onlus

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“Chirurghi che rimettono in piedi l’Africa”

Oggi, Venerdì 13 Marzo, è uscito un articolo sulla missione #GermanaErbaInBenin2014 su Sette, inserto del Corriere Della Sera.

A distanza di 5 mesi non possiamo che essere orgogliosi del fatto che si continui a parlare di ciò che è stato fatto in Benin. 

Ringraziamo Stefano Rodi per le belle parole usate nel suo articolo. 

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Prossimamente a Cute Project Onlus

La nostra newsletter per rimanere aggiornati sui nostri prossimi eventi. 

 

Come sempre, speriamo di vedere i nostri amici e sostenitori al completo! 

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Il nostro impegno raccontato da “XleStrade”

Martedì 10 Marzo abbiamo incontrato Andrea Figari di “XleStrade”. Dalla nostra lunga chiacchierata è nato questo articolo scritto da lui.

Vi invitiamo a visitare il loro sito web per conoscerli meglio www.xlestrade.org

 

Cute Project Onlus

Abbiamo conosciuto Sajda Bencivelli, Valentina Nardi e Daniele Bollero, referenti di Cute Project Onlus, associazione con sede a Torino e costituitasi ufficialmente in Onlus nel 2014.

Cute Project nasce però nel 2012 da un’idea di Daniele, medico chirurgo plastico e attuale presidente. Daniele, insieme ad altri attuali membri dell’associazione, svolgeva già volontariato con un’altra Onlus (la Fondazione Piemontese Studi e Ricerche sulle Ustioni Simone Teich Alasia Onlus) in Uganda. L’obiettivo era proseguire quindi a sostenere persone svantaggiate attraverso interventi di chirurgia plastica ricostruttiva.

 Il nome dell’associazione rappresenta un gioco di parole. Cute significa sia bello in lingua inglese che altro termine per dire pelle. Cute project è quindi il loro bel progetto.

Il logo rappresenta l’abbraccio di Cute verso i più deboli.

 Cute Project Onlus, ci è stato detto, è un’associazione eterogenea, costituita da persone differenti, ognuna con una propria competenza e suddivisa in piccoli gruppi che collaborano fra loro.

 L’associazione finanzia progetti di missioni umanitarie all’estero attraverso l’invio di materiale quali strumenti medici, respiratori, bendaggi ecc..

Attraverso chirurghi, infermieri e medici di base ha operato in questi primi anni in differenti ospedali in Africa:

  • Ospedale Universitario di Kinshasa, in Dem. Del Congo;
  • Ospedale di N’Dali, in Benin, 500 km circa a sud della capitale Cotonou;
  • Ospedale di Mossaka, in Congo Brazzaville.

 Tutti gli interventi sono realizzati in collaborazione con il personale locale e le missioni vengono effettuate da Cute Project Onlus solo a seguito di un periodo preparatorio e di formazione. Ad ogni missione partecipa inoltre sempre un fotografo.

 In prospettiva futura Cute Project sta preparando una missione in Uganda (ottobre/novembre 2015) e una in Benin (giugno 2015). L’obiettivo è quindi proseguire con le attuali attività di chirurgia plastica ricostruttiva con particolare attenzione agli esiti di ustioni e di formazione del personale locale.

 In Italia l’associazione realizza eventi e altre iniziative di raccolta fondi, con lo scopo di finanziare le missioni. Nel tempo ha organizzato cene, spettacoli, anche teatrali in collaborazione con Torino Spettacoli e partecipato con un proprio banchetto ai concerti che si svolgono presso Parco Olimpico di Torino.

Collabora inoltre con alcuni Toro Club. Insieme con il Toro Club “Un capitano per 1000 sorrisi” ha realizzato nel 2015 un calendario benefico.

Segnaliamo che due gruppi di volontari sono presenti in Sud Africa e in Australia.

 Xlestrade ha chiesto poi informazioni per chi fosse interessato a contribuire nelle attvità dell’associazione. Ci è stato detto che sono disponibili a nuove collaborazioni però in forma volontaria; le eventuali esperienze in loco sono possibili però a seguito di un incontro conoscitivo.

 Il messaggio che ci lasciano è il seguente “nam myoho renge kyo” il cui significato è profondo e complicato. Ogni parola ne ha uno proprio e può essere riassunto come  “apertura e accettazione della legge dell’universo, armonizzandovi la propria vita e traendone forza e saggezza per superare le difficoltà”.

Noi ringraziamo Cute Project Onlus per l’amicizia e la cordialità ricevuta e sosteniamo anche noi il loro “bel progetto”! 

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Nuovi strumenti medici.

Grazie al preziosissimo aiuto dell’8XMille della chiesa Valdese abbiamo potuto acquistare un respiratore portatile con annesso monitor dell’ETCO2.

Ringraziamo anche Medicalexpert per averci omaggiato una sonda neonatale per la CO2.

Questi strumenti, per noi importantissimi, agevoleranno ed innalzeranno la qualità del nostro operato durante le prossime missioni.

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La mostra #CarloOrsiBenin raccontata dalla dott.sa Cecilia Ghibaudi

Carlo Orsi: Benin

 

Solo con uno sforzo si può costringere la macchina fotografica a mentire: è un mezzo fondamentalmente sincero: di conseguenza è assai più probabile che un fotografo si accosti alla natura in un atteggiamento di ricerca , di comunione , anziché con la sfrontata arroganza dei cosiddetti “artisti”. La visone contemporanea , la nuova vita si fonda su un approccio sincero a tutti i problemi morali e artistici  (Edward Weston) (in Sontang, p. 160) .

La definizione della relazione fra il mezzo tecnico e la realtà del grande fotografo americano Edward Weston, precisa con chiarezza e intelligenza il reportage che Carlo Orsi espone ora a Torino nella galleria di Giampiero Biasutti  intitolato significativamente Benin . Si tratta infatti delle riprese eseguite durante il suo ultimo, recente viaggio nello stato africano con i membri della missione umanitaria della Cute Projetct Onlus. Fotografie che hanno una ragione e una storia. Da alcuni anni Carlo si reca periodicamente  in Africa per finanziare con i suoi scatti il lavoro di medici e di sanitari (che non percepiscono compenso) applicato alla chirurgia plastica ricostruttiva, soprattutto quella rivolta alla cura delle ustioni. La dottoressa Eva Mesturino dell’équipe attiva nell’ospedale N’Dali a Cotonou, in Benin, introduce nel bel catalogo della mostra i protagonisti di questa vicenda, pazienti, bambini, donne, uomini: il chirurgo torinese Daniele presidente di Cute Projetct Onlus, le infermiere Lori e Samantha, Sibi con, sul volto, i segni tipici della sua etnia, incisioni rituali come fili sulle guance, Ezio chirurgo plastico, Amadou dalla faccia bruciata coperta da un velo nero per non mostrare i bordi degli occhi completamente rovinati;Raaji e Felician operati di cheloidi, Yves un bell’uomo di quarant’anni col viso distrutto dall’acido, Eva una ragazzina di  undici anni alta e magra operata di labioschisi, per citarne solo alcuni.

Volti devastati da cui emergono le orbite senza palpebre, volti coperti da bende bianche contro la pelle scura, la bocca spalancata nell’urlo sotto la  medicazione delle piaghe che sfregiano la pelle , terribili ferite sui corpi dei bambini, piccoli corpi intubati, orrendi labbri leporini, vesciche infette sono ripresi dalle fotografie nette, precise, esatte di una realtà intollerabile anche solo a guardarsi. Incisive come i ferri dei chirurghi che operano a N’Dali . Sconvolgenti in ogni dettaglio. Sono l’ inequivocabile  testimonianza di una realtà che Carlo, con pudore e umanità, senza compiacimento, con enorme rispetto per il dolore dell’uomo  porge all’osservatore a suscitare umana pietas. La suprema saggezza dell’ immagine fotografica consiste nel dire: “Questa è la superficie. Pensa adesso- o meglio intuisci- che cosa c’è di là di essa, che cosa deve essere la realtà se questo è il suo aspetto” , scriveva Susan Sontang.

La comprensione e la compassione per le sofferenza sono infatti la cifra che segna tutto il reportage. Non solo dolore si legge però nella campagna fotografica in Benin, ma appare la tenerezza delle madri che allattano i bimbi piccoli, li cullano, attendono la visita del medico, bimbi che giocano, si riparano sotto le stie di polli, galli, galline, chirurghi  in sala operatoria intenti a sanare le infermità, la felicità di medici, pazienti e della comunità, condivisa nella festa dopo le cure riuscite a dare  senso e speranza all’ impegno e al lavoro.

I forti, vigorosi, teneri, lancinanti ritratti rivelano la sensibilità e l’attenzione per la figura umana che da sempre connota la fotografia di Carlo Orsi. Come si è visto, fra le sue ultime esperienze, negli scatti esposti alla mostra “Sette fotografi a Brera” aperta nell ’autunno 2014 nelle sale della Pinacoteca, o negli intensi volti pubblicati nello squisito libretto- strenna per il nuovo anno, uscito purtroppo in un numero limitato di copie. Ma nella sua fotografia compaiono pure inaspettate tangenza con la cultura figurativa  ottocentesca. Mi riferisco all’inquadratura del grande albero contro cui è appoggiato un ragazzo. E’ assai vicina all’ attenzione rivolta dalla pittura della prima metà dell’ Ottocento alla rappresentazione delle piante e ripresa dalla fotografia nella seconda metà di quello stesso secolo. Di Felix Bonfils attivo in Libano è, infatti, simile ma non uguale,  l’ albumina (1867-1878)  Albero di Abramo a Hebron con gli uomini in piedi sotto un enorme albero.  

Le senso di questo forte e profondo reportage non è tuttavia nelle immagini esteticamente efficaci ma nell’uso di una fotografia che, se non può forgiare un atteggiamento eticamente corretto, può però indurlo o consolidarlo obbligando, attraverso lo sguardo, a una riflessione su vite e realtà tanto diverse, dolorose e sconvolgenti.

Cecilia Ghibaudi

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