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News

Giovedì abbiamo salutato gli amici di Fort Portal

Oggi dopo aver medicato per l’ultima volta tutti i pazienti operati, quelli ancora ricoverati e quelli già dimessi, abbiamo preparato gli scatoloni per il rientro con il materiale rimasto.

Durante le medicazioni sono state date le indicazioni ai medici dell’ospedale per continuare a seguire tutti i pazienti e visto che gli esiti degli interventi sono stati molto buoni, confidiamo che tutto continui a migliorare. Nell’ospedale abbiamo lasciato molto materiale per dar modo di proseguire un ottimo lavoro.

La nostra fisioterapista Evanthia ha confezionato gli splint (stecche modellabili) e le guaine compressive specifiche su misura, per tutti i pazienti operati e anche per altri non operabili al momento, come molti dei bimbi ustionati che abbiamo medicato, rifugiati congolesi, provenienti da un vicino campo profughi.

Siamo riusciti anche a distribuire vestiti, scarpe, vitamine, proteine e giocattoli.

Alla fine delle ultime visite, con quasi tutti i pazienti, siamo riusciti a realizzare una foto di gruppo in un prato fra le mura dell’ospedale. Alcuni sono stati portati a braccia, come Jane che per il momento è in carrozzina, mentre i genitori della piccola Rachel hanno voluto portare in braccio anche lei avvolta nelle sue copertine. Nessuno di noi dimenticherà i loro sguardi e gli occhi di Rachel sono incancellabili, molti di noi li porteranno riflessi nelle proprie lacrime.  Abbiamo fatto il massimo per lei in questi giorni, ma le sue condizioni sono comunque difficili. E’ una paziente fragile che ha bisogno di molte cure, ma medici e infermieri locali ci hanno promesso un’attenzione speciale per lei e continue informazioni sui suoi progressi.

Ora partiamo. Campi di thè e babbuini, terra rossa e le montagne del Ruwenzori che si allontanano sullo sfondo.

Com’è L’Uganda? E’ cavallette, pioggia torrenziale, terra rossa, acido buttato sulla faccia e bambini bellissimi, è convivere con una percentuale altissima di sieropositività, è bello in modo quasi violento, con animali incredibilmente  vicini, è piante giganti piene di voci, è  tramonto che diventa nostalgia, si scioglie piano nel sangue come un farmaco che toglie il dolore, ma solo per un po’.

 

Fotografie: Claudio Cravero

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Stanno arrivando milioni di esenene

Ieri sono arrivate le cavallette!

Detta così sembrerebbe una notizia allarmante per l’agricoltura locale, invece qui in Uganda è una pacchia alimentare che si ripete ogni anno tra novembre e dicembre, cioè il tempo del passaggio di milioni di cavallette che scendono dagli altopiani etiopi per raggiungere le umide regioni vicino al Lago Vittoria.

Stamattina, camminando verso l’ospedale, avevamo notato da lontano che al mercato c’era molta più gente del solito con dei grandi cestoni di paglia da cui estraeva qualcosa di colore verde con cui riempiva dei sacchetti da vendere ai numerosi clienti che affollavano il mercato. Poco dopo, entrando in ospedale, abbiamo compreso di cosa si trattava. Fuori dai reparti c’erano molte donne, parenti dei pazienti, intente a eliminare con mani e denti le zampe e le ali di cavallette ancora vive che si agitavano cercando di riprendere il volo.

Qui le cavallette le chiamano esenene e mentre in altri stati africani, dall’Algeria allo Zimbawe, devastano pascoli e coltivazioni, in Uganda sono attese perché prelibatezza alimentare da cucinare fritte e speziate, oppure semplicemente arrostite in padella con la cipolla e senza olio.

Le esenene vengono catturate in modo artigianale tramite lamiere di metallo collocate in posizione verticale sopra dei grossi bidoni. Per attirare gli insetti si utilizzano faretti elettrici o lampade a petrolio che richiamano le esenene sulle lastre scivolose che poi a migliaia finiscono intrappolate nei bidoni.

I cacciatori di cavallette si danno da fare fino all’alba e vivaci plotoni di bambini partecipano alla raccolta sulle strade.

Un kg di esenene vale più o meno 8.000 scellini ugandesi, circa 2 euro. Con questo commercio si contribuisce alle spese della famiglia durante l’anno, l’affitto della casa, degli abiti nuovi, le tasse scolastiche.

Alcuni di noi le hanno mangiate e pare siano buone, un gusto che ricorda le patatine fritte o i gamberetti, ma più sane perché ricche di proteine, infatti una sola cavalletta ne contiene in media 6 gr.

In futuro sarà uno dei cibi alternativi per supportare il fabbisogno alimentare nel mondo, tanto vale abituarsi fin d’ora!

 

Le esenene un castigo della natura?

Qui in Uganda sono una manna dal cielo.

 

Fotografie: Claudio Cravero

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Webale: grazie. Aiutateci a fare di più

È difficile rendersi conto di come sia l’ospedale qui.
Nei reparti c’è una sporcizia incredibile, in pediatria i bambini sono ammassati uno di fianco all’altro con mamme, fratellini, papà e zie intorno, che dormono, mangiano e piangono, tutti vicini indipendentemente dalla patologia e dalla gravità. Non hanno molti materiali per le medicazioni né medicine, spesso i degenti stanno semplicemente abbandonati in un letto perché troppo gravi per tentare  una cura e questo capita soprattutto ai bimbi ustionati. Ci sono anche molti bimbi congolesi, sono rifugiati, per lo più malnutriti e con ferite infette, oggi abbiamo medicato molti di loro, anche se purtroppo servirà a poco.

Qui utilizzano un sistema di open dressing, cioè si lasciano per lo più ferite e ustioni senza bendaggio in attesa di una guarigione spontanea. Abbiamo fatto le medicazioni insieme a medici e infermieri locali, speriamo di lasciare a loro un insegnamento utile per il futuro.
I pavimenti e i muri sono anneriti dalla sporcizia, non ci sono lenzuola se non stracci personali con cui si fa tutto e secondo la necessità diventano coperte, lenzuola, tovaglie o bendaggi.

I panni li lavano i parenti all’aperto, in un lavatoio comune, e si stendono poi sul prato intorno ai reparti. Si mangia per terra il cibo portato da casa o comprato nei dintorni dell’ospedale, per lo più creme che assomigliano a polenta di farine varie o patate.
Nonostante tutto, i bimbi sorridono o provano a sorridere e le loro mamme ci dicono webale, grazie, ma quello che facciamo è sempre troppo poco. Aiutateci a fare di più.

Fotografie: Claudio Cravero

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La scelta di vita del dott. Kalanzi

Il dott. Edris Kalanzi ha 48 anni e nasce a Kampala, Uganda, dove studia all’Università di Medicina e Chirurgia di Makerere presso il Mulago Hospital. Qui incontra il professor Paolo Santoni, venuto in missione umanitaria dall’Italia, che intuisce subito il suo talento per la chirurgia plastica ricostruttiva, specialità del tutto inesistente in Uganda, e lo aiuta ad accedere a una borsa di studio in Italia.

Edris allora studia per 6 anni a Pisa, sostenendo gli esami a Pavia, ma senza poter tornare mai in Uganda. Anni felici per gli studi, ma di solitudine affettiva, anche se strada facendo incontra anche molti nuovi amici italiani, fra cui il dott. Daniele Gandini. Alla fine della specializzazione potrebbe rimanere a lavorare in Italia, ma tutti i suoi sforzi sono volti a tornare nel suo paese. Edris diviene quindi il primo chirurgo plastico dell’Uganda, dove oggi lavora ormai da 12 anni al Mulago Hospital di Kampala. Si sposta per tutta la nazione a operare soprattutto bambini affetti da malformazioni delle mani e da labiopalatoschisi, compiendo in questo ambito specifico di patologia del labbro e del palato più di 1.000 interventi nel corso di questi anni. Per operare i pazienti, ha viaggiato anche in Tanzania, Sud Sudan e Rwanda.

Spesso il suo lavoro è su base volontaria e non riceve alcun compenso per gli interventi chirurgici che continua a realizzare. Nel 2007 si è sposato e oggi ha un figlio di 9 anni. 

Nel 2008 a Kampala ha conosciuto il dott. Daniele Bollero chirurgo plastico che era in missione umanitaria e oggi a capo di Cute-Project Onlus. Colpito dalla passione e dalla serietà professionale di Daniele, rimangono in contatto, realizzando in seguito una missione volontaria a Fort Portal nel 2011. Nel 2014 Daniele invita Edris nella prima missione di Cute-Project Onlus in Benin, dando così il suo personale contributo di esperienza al team di Cute.

Oggi Cute- Project Onlus è qui a Fort Portal di nuovo con Edris. La sua passione è curare i bimbi e ridare loro il sorriso e l’uso delle mani: “Sarei potuto rimanere in Italia, paese che amo moltissimo, ma volevo fare la differenza qui nel mio paese, in Uganda, dove in futuro vorrei fondare a Kampala una scuola di specializzazione in chirurgia plastica ricostruttiva”.

Oggi ci sono 5 chirurghi plastici in Uganda, alcuni formati da Edris, ma noi di Cute speriamo che in un prossimo futuro si possa anche realizzare il suo sogno.

 

 

Fotografie: Claudio Cravero

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Formazione e donazioni

Oggi operati otto pazienti e fatto nuove visite.

Abbiamo controllato e curato più volte nell’arco della giornata tutti quelli operati nei giorni scorsi. Stanno tutti bene, compresa Rachel la piccola di 3 anni gravemente ustionata che ora si sta un po’ riprendendo.

Una delle cose più belle per noi è vedere che poco alla volta i medici, gli infermieri e i tecnici di anestesia ci affiancano in sala operatoria e nei reparti imparando tutto quello che possiamo insegnargli. In sala operatoria se ti guardi intorno riconosci a colpo d’occhio molte delle persone che ci hanno aiutato  ad arrivare fino qui. Abbiamo messo delle targhette con i nomi sul nostro strumentario, su tutto quello che ci è stato donato. Allora se giri lo sguardo leggi SOS Salute e Sviluppo, Malvagna, Chiesa Valdese, Tori Seduti…..Grazie.

Fotografie: Claudio Cravero

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Rachel ha 3 anni

11 pazienti operati, forse a Torino sembra solo un numero, ma oggi è stata veramente dura.

Molti sono bimbi, la più piccola ha 3 anni e si è ustionata una settimana fa. Era sotto il tavolo e la sua mamma aveva messo un pentolone sopra il tavolo, è bastato un attimo di distrazione per combinare un disastro. La bimba si chiama Rachel, ha il cinquanta per cento del corpo ustionato, volto, tronco e braccia. L’abbiamo trovata nel reparto di pediatria questa mattina, mentre andavamo a visitare Beatrice e Ian, alcuni dei pazienti operati ieri. Era in condizioni disperate e il nostro anestesista, Bart, ha davvero dovuto sudare parecchio per riuscire a incannularle una vena, cosa che ci ha permesso di idratarla e curarla.  Daniele, il chirurgo plastico a capo di Cute Project e della missione, l’ha lavata e medicata con la maggior delicatezza possibile.

Ora le stiamo dando antibiotici, antidolorifici e tutto il supporto attuabile in queste condizioni.

Siamo un gruppo misto, uomini e donne, cristiani, mussulmani e agnostici, preghiamo tutti, ognuno a suo modo, o solo speriamo che Rachel ce la possa fare.

Fotografie: Claudio Cravero

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Siamo muzungu (uomini bianchi) e qualcuno ha paura di noi.

Oggi sono stati operati otto pazienti. Tre casi sono stati particolarmente impegnativi fra cui Juliette, ma fortunatamente è andato tutto bene. Gli altri due sono bambini, Ian di 4 anni e Beatrice di 6 anni, avevano delle ustioni per incidenti domestici, alla bambina per tranquillizzare ma soprattutto perché è vero le abbiamo detto oli mulungi (sei bella). Ora riposano nelle loro camere. Sono stati visitati molti pazienti, di questi sono ne sono stati selezionati 50 per i prossimi interventi. Il personale i medici e gli infermieri dell’ospedale di Fort Portal ci aiutano con grande disponibilità.

Siamo muzungu (uomini bianchi) e qualcuno ha paura di noi. C’è una paziente con una brutta lesione a una gamba che era molto spaventata e diffidente, perché non aveva mai visto così tanti uomini e donne bianche. Quando ha letto nei nostri occhi che cercavamo solo di aiutarla e si è lasciata posizionare l’apparecchiatura per la pressione negativa che ora sta lavorando notte e giorno per guarirla. Il morale è alto. Come un pallone colorato sul naso di una foca.  A tenerlo così ci aiutano i sorrisi dei bimbi.

 

Fonte: http://www.gazzettatorino.it/siamo-muzungu-uomini-bianchi-e-qualcuno-ha-paura-di-noi/

Autore: Edmondo Bertaina

Fotografie: Claudio Cravero

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Onlus per la pelle. Partono da Torino i volontari di Cute Project.

GazzettaTorino racconterà, un po’ per volta, quasi a puntate, una storia importante, una storia apparentemente piccola ma che vi rimarrà sulla pelle, che parte da Torino e si svolge lontano; lo farà attraverso le parole, le fotografie e forse anche con qualche video.

Il luogo di cui parleremo è uno Stato dell’Africa Orientale,  dove intorno al 1860 gli esploratori britannici John Hanning Speke e James Augustus Grant scoprirono qualcosa di esiziale. Quella porzione di incontaminata e segreta cavità dove sgorgano le sorgenti del Nilo. Insomma parliamo dell’Uganda. E la città prescelta è Fort Portal, piccola città situata sui monti Ruwenzori. Ma non saranno le bellezze paesaggistiche o etnografiche il soggetto principale.

Ciò di cui vi daremo notizia è quella che possiamo definire storia contemporanea. E a farla sono un gruppo di persone, professionisti, medici, infermieri, volontari che riunitisi in una Onlus dal nome Cute Project, si sono posti come obiettivo la formazione teorico-pratica di personale sanitario nei paesi in via di sviluppo, nell’ambito della chirurgia plastica ricostruttiva, con particolare attenzione verso le tecniche di cura delle ustioni e dei loro esiti.

Cute Project nasce all’interno del contesto “Fondazione Piemontese Studi e Ricerche sulle Ustioni Simone Teich Alasia ONLUS”. La Fondazione è nata nel 1983 come Centro di ricerche per l’esigenza di chiarire i numerosi dubbi sulla natura ed evoluzione delle patologie da ustione nei suoi molteplici aspetti, lacune evidenziate dal gruppo di specialisti operanti nel Centro Grandi Ustionati del CTO di Torino. Cute Project lavora per trasferire conoscenza e i risultati raggiunti agli ambienti e ai chirurghi che non hanno accesso a tale know how. Cute Project si avvale delle donazioni di privati, fondazioni o altri enti sensibili; tutti coloro (sanitari e non) che svolgono attività all’interno di Cute Project non percepiscono, per scelta, alcun compenso.

Le loro ultime missioni si sono svolte in Benin a N’Dali, dove stanno cercando di costruire un centro permanente per la cura delle ustioni e delle cicatrici dedicato a Germana Erba, e in Congo.

Le persone che parteciperanno a questa missione sono: Daniele Bollero, chirurgo plastico, Jamal Ganem, chirurgo plastico, Bartolomeo Operti, anestesista, Loredana Silivestro, infermiera strumentista, Mattia Paradiso, infermiere, Eva Mesturino, medico di medicina generale, e il fotografo Claudio Cravero.

Fonte: http://www.gazzettatorino.it/onlus-per-la-pelle-partono-da-torino-i-volontari-di-cute-project/

Autore: Edmondo Bertaina

Fotografie: Claudio Cravero

 

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Primo giorno in Uganda

Dopo un viaggio durato un giorno intero, passando per Addis Abeba e Entebbe, siamo arrivati a Fort Portal.

Qui è la stagione delle piogge e c’è un’umidità niente male. E’ con noi Idris, chirurgo plastico ugandese che lavora a Kampala e viene per volontariato ad aiutare l’ospedale di Fort Portal. Ha studiato anche in Italia, è esperto nella correzione della labiopalatoschisi e collabora da sempre con Cute Project onlus.

Grazie al suo invito e al sostegno della Chiesa Valdese è stato possibile realizzare questa missione totalmente gratuita per i pazienti trattati.

Oggi primo giorno in ospedale.

Grazie a Luca, il responsabile della logistica, tutto il materiale spedito un mese fa ci aspettava intatto per essere spacchettato e così Loredana e Mattia, gli infermieri del gruppo, hanno allestito le sale operatorie.  Intanto Bartolomeo, l’anestesista,  ha rimesso in funzione il respiratore dell’ospedale, che purtroppo non viene utilizzato per mancanza di personale esperto. Nel frattempo i medici hanno visitato circa 50 pazienti. Purtroppo ci sono molti casi di esiti di ustione da operare perché si sono sviluppate cicatrici retraenti. Alcune ustioni sono state volutamente causate da aggressione con acido. Una delle persone aggredite è Juliette, una giovane donna che sarà operata domani al volto e al collo. Speriamo di donarle un buon recupero del campo visivo e della mobilità.  Juliette dice che non si vergogna di com’è diventata, vuole solo muoversi meglio e riuscire a guardare con tutti e due i suoi occhi. Vorrebbe essere di esempio perché questo non avvenga ad altri. Nel pomeriggio i chirurghi hanno iniziato a operare con buoni risultati.

Claudio, il fotografo volontario che è venuto con noi, si è destreggiato tutto il giorno ritraendo i pazienti e i medici al lavoro, seguendoli anche in sala operatoria con grande coraggio ed entusiasmo. I pazienti sono meravigliosi, soprattutto i bimbi. Ci hanno insegnato Webale- grazie, cui possiamo rispondere Kusiima, che non vuol, dire proprio prego, ma significa: apprezzo il tuo grazie. Domani abbiamo programmato 8 interventi di cui 3 parecchio impegnativi.

Buon lavoro a tutti. 

 

Fotografie: Claudio Cravero

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A N’Dali i medici utilizzano la pressione negativa

Ci riempie di gioia sapere che i medici che abbiamo formato durante l’ultima missione a N’Dali in Benin utilizzano la pressione negativa come terapia per i loro pazienti affetti da perdite di sostanza di difficile trattamento.

A giugno durante l’ultima missione #GermanaErbaInBenin2015 Cute Project Onlus grazie alla donazione della KCI ha lasciato presso l’ospedale Saint Padre Pio il macchinario VAC therapy alla fine del corso formativo tenuto dalla nostra equipe.

Ebbene, anche grazie a Whatsapp che funge da tramite per la valutazione dell’indicazione al trattamento da parte dei nostri medici in contatto con i medici locali africani, potete notare il Dr. Romeo all’opera mentre applica la pressione negativa.

BRAVI!

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