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La nostra letterina a Babbo Natale

Siamo appena tornati dall’Uganda con il cuore pieno di sorrisi, anche se è un cuore segnato dalla tristezza e dalla preoccupazione di continuare a fare bene e dare il massimo formando medici e infermieri locali per la cura di ustioni e cicatrici. Le spese delle missioni sono altissime, incide parecchio il trasporto dei materiali, cosa però fondamentale per la riuscita del tutto.

Ecco dunque la nostra “lettera a Babbo Natale 2015”… i nostri obiettivi sono raccogliere fondi per le missioni del 2016 in Benin e in Repubblica Democratica del Congo.

Vorremmo anche acquistare un laccio pneumatico (Il laccio pneumatico mantiene il campo relativamente libero dal sangue durante gli interventi chirurgici agli arti , riduce la perdita ematica , aiuta l’identificazione delle strutture vitali e accelera la procedura), un ecografo portatile (per vedere cute e sottocute… capire il tipo di neoformazione cui ci troviamo davanti…trovare accessi venosi in arti ustionati…) e una pompa per infusione (per somministrare meglio alcuni tipi di farmaci).

Inoltre è nostro forte desiderio istituire una borsa di studio in Italia per consentire un ulteriore percorso di specializzazione per il dott. Edris Kalanzi, il chirurgo plastico ugandese con cui da sempre collaboriamo in Africa, esperto in labiopalatoschisi.

A dicembre, grazie all’aiuto dei nostri sostenitori, abbiamo il piacere di invitarvi ad alcuni eventi imperdibili di raccolta fondi per aiutarci a realizzare i nostri sogni.

Possiamo incontrarci il:

  • 10/12/2015 ore 21 in Corso Sicilia 12 a Torino presso il C.R.D.C per assistere a “La bellezza dell’immenso” uno spettacolo audiovisivo di Antonio Attini.
  • 15/12/2015 saremo al Teatro Erba di Torino ore 21 in Corso Moncalieri 241 per assistere al Piccolo Principe di Saint Exupery con la Compagnia Torino Spettacoli.
  • 18/12/2015 il Rotary Club Torino Superga organizza per noi una raccolta fondi. Li ringraziamo vivamente!

Crediamo fortemente che il modo per combattere il terrore con cui stiamo convivendo nella nostra realtà sia quello di continuare a fare al meglio possibile quello che stiamo facendo, senza paura e senza mollare mai. Aiutare chi ha bisogno a vivere meglio nella propria realtà, quando questo è possibile, è la strada vincente.

Grazie per l’attenzione e auguri per un sereno Natale 2015 e un meraviglioso 2016.

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Consorzio SPeRA: ecco com’è andata

Il 20 e il 21 novembre scorsi si è svolto il 6° Congresso del Consorzio SPeRA: Solidarietà, Progetti e Risorse per l’Africa, http://www.consorziospera.org, Consorzio di cui fa parte Cute-Project Onlus.

Lo scopo che il Consorzio si pone, è di operare nel campo della cooperazione internazionale, per un sostegno attivo ai paesi del terzo mondo in attività umanitarie e di solidarietà, soprattutto a favore dell’Africa. In rappresentanza di Cute-Project Onlus si è recato a Genova il nostro presidente, il Dott. Daniele Bollero, dove ha presentato tre progetti su Benin, Congo e Uganda. E’ stato espresso vivo interesse da parte di tutte le altre associazioni per l’operato di Cute-Project, tanto da stabilire nuovi progetti sicuramente col Gruppo Missionario di Merano per quello che riguarda il proseguimento della Missione Germana Erba in Benin, presso l’Ospedale Saint Padre Pio di N’Dali, e con l’Università di Genova per sviluppare la telemedicina, e cioè l’applicazione di tecnologie per favorire il contatto tra professionisti italiani e professionisti africani.

Il Consorzio SPeRA, come sempre, è un ottimo spunto per creare sinergie attraverso la collaborazione tra le varie realtà associative presenti, di modo da creare un’entità più forte dei singoli associati, in grado di dialogare con le istituzioni e i finanziatori, e il Congresso rappresenta un punto di ritrovo molto importante per quello che riguarda l’opportunità di apprendere anche altre possibilità di raccolta fondi e di organizzazione.

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Grazie a chi vuole contribuire fattivamente

Le emozioni del ritorno sono invadenti. Ci si sente mancare una parte, come qualcosa di noi che resti sospesa laggiù. Non so se si riesce a capire non provandolo direttamente. E’ davvero come se non si tornasse interi.

Siamo stanchi, ma comunque avremmo continuato ancora per forza di volontà e lasciare lì i nostri pazienti non è stato così semplice.

Li abbiamo affidati ai medici e agli infermieri con molti dettagli, ma è tutto troppo lontano per essere completamente sereni. Siamo in pensiero soprattutto per la piccola Rachel.

Ringraziamo con sincera gratitudine la Chiesa Valdese che ha voluto devolverci parte del suo 8 per mille e ha così reso possibile la nostra missione in Uganda. E’ grazie a queste donazioni che diventa materialmente possibile spostare professionisti e materiale per andare a svolgere gli interventi di chirurgia plastica ricostruttiva e trattare così le tante persone che altrimenti non avrebbero la possibilità di accedere a cure adeguate e spesso risolutive.

Inoltre quest’anno vorremmo far venire il dott. Edris Kalanzi in Italia, di cui avete seguito la storia in questi giorni, per fargli fare un corso di aggiornamento.

Grazie a tutti che coloro che vorranno contribuire fattivamente.

Non è necessario fare grandi donazioni dal punto di vista economico. Tutte le donazioni sono utili e, come sempre, l’unione di tanti piccoli supporti può diventare qualcosa di meraviglioso.

Abbiamo calcolato in modo approssimativo che intervenire su un bambino in un paese africano costa circa 350 euro. Dateci la possibilità di continuare a farlo.

Potete fare un versamento tramite Carta di Credito con Paypal oppure con bonifico bancario (IBAN:IT72R0200801160000103214895).

Qui maggiori informazioni: www.cute-project.org/index.php/sostienici

Grazie. Di cuore.

 

Fotografie: Claudio Cravero

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Giovedì abbiamo salutato gli amici di Fort Portal

Oggi dopo aver medicato per l’ultima volta tutti i pazienti operati, quelli ancora ricoverati e quelli già dimessi, abbiamo preparato gli scatoloni per il rientro con il materiale rimasto.

Durante le medicazioni sono state date le indicazioni ai medici dell’ospedale per continuare a seguire tutti i pazienti e visto che gli esiti degli interventi sono stati molto buoni, confidiamo che tutto continui a migliorare. Nell’ospedale abbiamo lasciato molto materiale per dar modo di proseguire un ottimo lavoro.

La nostra fisioterapista Evanthia ha confezionato gli splint (stecche modellabili) e le guaine compressive specifiche su misura, per tutti i pazienti operati e anche per altri non operabili al momento, come molti dei bimbi ustionati che abbiamo medicato, rifugiati congolesi, provenienti da un vicino campo profughi.

Siamo riusciti anche a distribuire vestiti, scarpe, vitamine, proteine e giocattoli.

Alla fine delle ultime visite, con quasi tutti i pazienti, siamo riusciti a realizzare una foto di gruppo in un prato fra le mura dell’ospedale. Alcuni sono stati portati a braccia, come Jane che per il momento è in carrozzina, mentre i genitori della piccola Rachel hanno voluto portare in braccio anche lei avvolta nelle sue copertine. Nessuno di noi dimenticherà i loro sguardi e gli occhi di Rachel sono incancellabili, molti di noi li porteranno riflessi nelle proprie lacrime.  Abbiamo fatto il massimo per lei in questi giorni, ma le sue condizioni sono comunque difficili. E’ una paziente fragile che ha bisogno di molte cure, ma medici e infermieri locali ci hanno promesso un’attenzione speciale per lei e continue informazioni sui suoi progressi.

Ora partiamo. Campi di thè e babbuini, terra rossa e le montagne del Ruwenzori che si allontanano sullo sfondo.

Com’è L’Uganda? E’ cavallette, pioggia torrenziale, terra rossa, acido buttato sulla faccia e bambini bellissimi, è convivere con una percentuale altissima di sieropositività, è bello in modo quasi violento, con animali incredibilmente  vicini, è piante giganti piene di voci, è  tramonto che diventa nostalgia, si scioglie piano nel sangue come un farmaco che toglie il dolore, ma solo per un po’.

 

Fotografie: Claudio Cravero

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Stanno arrivando milioni di esenene

Ieri sono arrivate le cavallette!

Detta così sembrerebbe una notizia allarmante per l’agricoltura locale, invece qui in Uganda è una pacchia alimentare che si ripete ogni anno tra novembre e dicembre, cioè il tempo del passaggio di milioni di cavallette che scendono dagli altopiani etiopi per raggiungere le umide regioni vicino al Lago Vittoria.

Stamattina, camminando verso l’ospedale, avevamo notato da lontano che al mercato c’era molta più gente del solito con dei grandi cestoni di paglia da cui estraeva qualcosa di colore verde con cui riempiva dei sacchetti da vendere ai numerosi clienti che affollavano il mercato. Poco dopo, entrando in ospedale, abbiamo compreso di cosa si trattava. Fuori dai reparti c’erano molte donne, parenti dei pazienti, intente a eliminare con mani e denti le zampe e le ali di cavallette ancora vive che si agitavano cercando di riprendere il volo.

Qui le cavallette le chiamano esenene e mentre in altri stati africani, dall’Algeria allo Zimbawe, devastano pascoli e coltivazioni, in Uganda sono attese perché prelibatezza alimentare da cucinare fritte e speziate, oppure semplicemente arrostite in padella con la cipolla e senza olio.

Le esenene vengono catturate in modo artigianale tramite lamiere di metallo collocate in posizione verticale sopra dei grossi bidoni. Per attirare gli insetti si utilizzano faretti elettrici o lampade a petrolio che richiamano le esenene sulle lastre scivolose che poi a migliaia finiscono intrappolate nei bidoni.

I cacciatori di cavallette si danno da fare fino all’alba e vivaci plotoni di bambini partecipano alla raccolta sulle strade.

Un kg di esenene vale più o meno 8.000 scellini ugandesi, circa 2 euro. Con questo commercio si contribuisce alle spese della famiglia durante l’anno, l’affitto della casa, degli abiti nuovi, le tasse scolastiche.

Alcuni di noi le hanno mangiate e pare siano buone, un gusto che ricorda le patatine fritte o i gamberetti, ma più sane perché ricche di proteine, infatti una sola cavalletta ne contiene in media 6 gr.

In futuro sarà uno dei cibi alternativi per supportare il fabbisogno alimentare nel mondo, tanto vale abituarsi fin d’ora!

 

Le esenene un castigo della natura?

Qui in Uganda sono una manna dal cielo.

 

Fotografie: Claudio Cravero

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Webale: grazie. Aiutateci a fare di più

È difficile rendersi conto di come sia l’ospedale qui.
Nei reparti c’è una sporcizia incredibile, in pediatria i bambini sono ammassati uno di fianco all’altro con mamme, fratellini, papà e zie intorno, che dormono, mangiano e piangono, tutti vicini indipendentemente dalla patologia e dalla gravità. Non hanno molti materiali per le medicazioni né medicine, spesso i degenti stanno semplicemente abbandonati in un letto perché troppo gravi per tentare  una cura e questo capita soprattutto ai bimbi ustionati. Ci sono anche molti bimbi congolesi, sono rifugiati, per lo più malnutriti e con ferite infette, oggi abbiamo medicato molti di loro, anche se purtroppo servirà a poco.

Qui utilizzano un sistema di open dressing, cioè si lasciano per lo più ferite e ustioni senza bendaggio in attesa di una guarigione spontanea. Abbiamo fatto le medicazioni insieme a medici e infermieri locali, speriamo di lasciare a loro un insegnamento utile per il futuro.
I pavimenti e i muri sono anneriti dalla sporcizia, non ci sono lenzuola se non stracci personali con cui si fa tutto e secondo la necessità diventano coperte, lenzuola, tovaglie o bendaggi.

I panni li lavano i parenti all’aperto, in un lavatoio comune, e si stendono poi sul prato intorno ai reparti. Si mangia per terra il cibo portato da casa o comprato nei dintorni dell’ospedale, per lo più creme che assomigliano a polenta di farine varie o patate.
Nonostante tutto, i bimbi sorridono o provano a sorridere e le loro mamme ci dicono webale, grazie, ma quello che facciamo è sempre troppo poco. Aiutateci a fare di più.

Fotografie: Claudio Cravero

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La scelta di vita del dott. Kalanzi

Il dott. Edris Kalanzi ha 48 anni e nasce a Kampala, Uganda, dove studia all’Università di Medicina e Chirurgia di Makerere presso il Mulago Hospital. Qui incontra il professor Paolo Santoni, venuto in missione umanitaria dall’Italia, che intuisce subito il suo talento per la chirurgia plastica ricostruttiva, specialità del tutto inesistente in Uganda, e lo aiuta ad accedere a una borsa di studio in Italia.

Edris allora studia per 6 anni a Pisa, sostenendo gli esami a Pavia, ma senza poter tornare mai in Uganda. Anni felici per gli studi, ma di solitudine affettiva, anche se strada facendo incontra anche molti nuovi amici italiani, fra cui il dott. Daniele Gandini. Alla fine della specializzazione potrebbe rimanere a lavorare in Italia, ma tutti i suoi sforzi sono volti a tornare nel suo paese. Edris diviene quindi il primo chirurgo plastico dell’Uganda, dove oggi lavora ormai da 12 anni al Mulago Hospital di Kampala. Si sposta per tutta la nazione a operare soprattutto bambini affetti da malformazioni delle mani e da labiopalatoschisi, compiendo in questo ambito specifico di patologia del labbro e del palato più di 1.000 interventi nel corso di questi anni. Per operare i pazienti, ha viaggiato anche in Tanzania, Sud Sudan e Rwanda.

Spesso il suo lavoro è su base volontaria e non riceve alcun compenso per gli interventi chirurgici che continua a realizzare. Nel 2007 si è sposato e oggi ha un figlio di 9 anni. 

Nel 2008 a Kampala ha conosciuto il dott. Daniele Bollero chirurgo plastico che era in missione umanitaria e oggi a capo di Cute-Project Onlus. Colpito dalla passione e dalla serietà professionale di Daniele, rimangono in contatto, realizzando in seguito una missione volontaria a Fort Portal nel 2011. Nel 2014 Daniele invita Edris nella prima missione di Cute-Project Onlus in Benin, dando così il suo personale contributo di esperienza al team di Cute.

Oggi Cute- Project Onlus è qui a Fort Portal di nuovo con Edris. La sua passione è curare i bimbi e ridare loro il sorriso e l’uso delle mani: “Sarei potuto rimanere in Italia, paese che amo moltissimo, ma volevo fare la differenza qui nel mio paese, in Uganda, dove in futuro vorrei fondare a Kampala una scuola di specializzazione in chirurgia plastica ricostruttiva”.

Oggi ci sono 5 chirurghi plastici in Uganda, alcuni formati da Edris, ma noi di Cute speriamo che in un prossimo futuro si possa anche realizzare il suo sogno.

 

 

Fotografie: Claudio Cravero

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